Alex Rumleanschi, difesa blindata col "blocco italiano" di Notre Dame
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Alex Rumleanschi, difesa blindata col “blocco italiano” di Notre Dame

Alex Rumleanschi, difesa blindata col "blocco italiano" di Notre Dame

La prima stagione negli Stati Uniti di Alexandru Rumleanschi si è chiusa con un mesetto e mezzo di anticipo, a causa dell’emergenza sanitaria causata dalla pandemia del coronavirus. Il classe ’97, partito lo scorso agosto alla volta di Notre Dame College of Ohio, è rientrato in Italia da qualche giorno. Inutile restare al college in un momento storico come questo, considerando che tutte le classi di fine semestre saranno svolte online, così come gli esami finali del suo primo anno universitario negli States. Un’annata comunque più che positiva quella dell’ex difensore di Padova e Cittadella, che dopo aver conquistato lo Scudetto Berretti nel 2016 e aver messo a curriculum una buona esperienza nel calcio dilettantistico ha colto al balzo la palla lanciata da YesWeCollege, meritandosi una borsa di studio che gli ha permesso di volare negli Usa per cominciare la sua nuova carriera da studente-atleta. Con il titolo della Mountain East Conference sfiorato, un riconoscimento accademico di prestigio e la possibilità di contare su uno dei veterani del progetto come mentore, Rumleanschi può guardare con fiducia allo sprint verso gli esami finali e al suo futuro a Notre Dame. Dal suo isolamento volontario in quel di Padova, una condizione che lo accompagnerà per altri otto giorni, Alex ci ha raccontato la sua prima stagione Oltreoceano, che lo ha visto prendersi un posto da titolare in una difesa dei Falcons che è stata tra le meno battute del campionato NCAA Division II.

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Ci teniamo compagnia in questo momento non semplice. È andato tutto liscio per il tuo ritorno in Italia?
Sono rientrato martedì scorso, modificando l’itinerario che avevo inizialmente previsto per il mio spring break. Avevo già un volo prenotato per New York, e da lì avrei dovuto raggiungere la Florida per passare qualche giorno di vacanza. Ho chiesto informazioni all’ambasciata italiana e sono potuto partire con il volo notturno New York-Roma, per poi raggiungere Padova in treno. Addio Florida, purtroppo, ma d’altronde in queste situazioni c’è poco da fare: è successo, ne prendo atto e bisogna aver pazienza e fare tutto il necessario per risolvere quanto prima questa situazione”.

Hai dovuto superare controlli particolari per tornare a casa?
In partenza da New York avevo già avuto rassicurazioni dall’ambasciata, quindi ci siamo imbarcati regolarmente e senza troppe procedure aggiuntive. Una volta atterrato in Italia ho fornito l’autocertificazione con la quale ho dichiarato di essere diretto verso casa, a Padova, e non ho avuto alcun tipo di problema. Ho approfittato della possibilità di avere una casa libera a disposizione, e con la mia famiglia ho scelto di mettermi in isolamento completo per i due settimane, per prendere tutte le precauzioni possibili ed evitare ogni rischio di contagio. Appena riprenderanno le lezioni comincerò a seguirle online e mi preparerò per gli esami, che potrò sostenere da remoto”.

Lasciamo da parte l’attualità e parliamo invece di cose belle: raccontaci qualcosa del primo anno calcistico a Notre Dame.
Il confronto con il college soccer è stato molto stimolante fin da subito. Quello americano è un calcio impressionante dal punto di vista fisico e atletico: la stagione è compressa in circa tre mesi, giocare ogni tre giorni è stimolante ma al tempo stesso richiede di essere molto preparati sul piano fisico, fin dal primo giorno di preseason. Quello della condizione atletica è uno dei punti focali per i nostri preparatori, ed è forse il tratto caratteristico che ho riscontrato in questa mia prima stagione negli Usa. In campo, invece, manca ancora probabilmente quella dose di esperienza che ho potuto apprezzare in Italia, dove giocando con giocatori anche ultratrentenni nelle varie categorie dilettantistiche si imparano alcune malizie e accorgimenti che a livello collegiale ancora mancano”.

Nei Falcons hai fatto coppia con Paolo Termine, capitano e veterano di YesWeCollege. Quanto è stato importante per il tuo inserimento nel gruppo?
Paolo è una figura molto apprezzata e stimata sia all’interno della squadra che nel college in generale. La sua presenza, in spogliatoio e in campo, è stata un aiuto prezioso soprattutto all’inizio, perché mi ha dato quei consigli che mi hanno permesso di capire immediatamente la nuova realtà e di integrarmi subito coi nuovi compagni. Spesso ho fatto coppia con lui al centro della difesa mentre in alcune occasioni ho giocato come terzino, in una retroguardia che è stata il nostro punto di forza anche grazie a un pacchetto italiano completato dal nostro portiere De Angelis e dal terzino Tudini. Siamo stati una delle difese meno battute del campionato, e poter comunicare nella nostra lingua sviluppando subito il giusto feeling è stata una delle chiavi del nostro ottimo rendimento”.

Purtroppo l’annata si è interrotta sul più bello, con la sconfitta nella finale di conference.
Perdere ad un passo dal titolo è stato un grande dispiacere, ma al tempo stesso siamo consapevoli di essere stati battuti da una squadra di altissimo livello, paragonabile a quello di una Serie D di alta classifica. Charleston è una corazzata del campionato di Division II, e non a caso ha conquistato il titolo nazionale per la seconda volta negli ultimi tre anni. Adesso il coach avrà il compito di rinnovare la squadra, visto che avevamo un blocco importante di Senior che hanno completato il loro percorso nel college. Le ambizioni restano di alto livello, e quindi l’obiettivo rimane quello di competere ai massimi livelli, integrando subito le nuove leve per essere “da corsa” anche nella prossima stagione”.

Com’è strutturata la vostra squadra? Prevalgono i giocatori internazionali o c’è anche una rappresentanza significativa di atleti locali?
A Notre Dame il programma calcistico prevede addirittura due squadre. Abbiamo il development team, composto per lo più dai ragazzi più giovani che sono in gran parte americani. Poi c’è il first team, in cui lo scorso anno eravamo in maggioranza international: nell’undici titolare c’erano solamente due statunitensi, mentre il resto della squadra era composto da ragazzi provenienti da ogni parte del mondo. Oltre al blocco italiano avevamo compagni australiani, inglesi, tedeschi, spagnoli, sudamericani, addirittura un indiano. Condividere la propria passione con questi ragazzi è splendido: impari a confrontarti con culture e modi di pensare diversi, e il coach ha capito perfettamente come mixare i vari stili di gioco portati in dote da ciascuno di noi. Si è creato fin da subito un ottimo gruppo, e abbiamo trascorso insieme buona parte del tempo anche fuori dal campo”.

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Come ti sei trovato nella gestione dei ritmi della vita da studente-atleta?
Durante la stagione bisogna essere bravi a organizzarsi e a sfruttare ogni momento della giornata, perché l’agenda tende ad essere davvero fitta di impegni. Tra lezioni, allenamenti, partite e trasferte c’è ben poco tempo per pensare ad altro. La offseason, invece, è un momento da sfruttare per pensare a te stesso e al tuo futuro: puoi prenderti cura del tuo corpo, recuperando dalle fatiche e preparandoti per la stagione successiva, e al tempo stesso iniziare a pianificare il tuo futuro pensando a possibili stage o internship”.

Ha in programma di fermarti per un’estate negli Stati Uniti, magari per misurarti con qualcuna delle leghe estive?
Più che rimanere a giocare in Usl League Two o in un campionato simile, il mio obiettivo è quello di trovare una internship che mi permetta di iniziare a sondare il mondo lavorativo. Direi che questa sarà sicuramente una delle mie priorità per l’estate 2021, che sarà l’ultima del mio percorso al college. Avevo già iniziato gli studi in Economia con indirizzo specifico sul commercio estero all’università Cà Foscari di Venezia, quindi ho avuto la possibilità di riportare molti crediti dei miei primi due anni nel corso di Business Administration, al quale ho aggiunto anche un altro major in Finance. La mia borsa di studio copre tre anni, quindi fino a giugno 2022, ma il mio obiettivo è quello di anticipare i tempi e di laurearmi a dicembre 2021”.

Al rendimento calcistico hai abbinato un’ottima resa accademica, per la quale hai anche ricevuto un riconoscimento dalla tua conference di appartenenza.
Grazie a una buona media, unita ai risultati sul campo, sono stato inserito nella lista degli studenti-atleti premiati dalla Mountain East Conference. Una bella soddisfazione, che conferma come qua negli Usa sia possibile portare avanti la carriera calcistica e quella universitaria ai massimi livelli”.

Se lanci uno sguardo verso il tuo futuro, quali sono le tue ambizioni una volta completato il percorso universitario a Notre Dame?
A livello professionale la mia prima scelta sarà quella di cercare di trovare uno sbocco lavorativo negli Stati Uniti, sfruttando l’anno di visto che viene concesso agli studenti internazionali. Penso sia giusto e doveroso provare a sfruttare questa chance, per mettermi alla prova nel mondo del lavoro americano”.

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