Luca Crivellari, storia a William Woods e progetti di futuro negli Usa
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Crivellari scrive la storia a William Woods e progetta il futuro negli Usa

By 16 Aprile 2020 No Comments
Luca Crivellari, storia a William Woods e progetti di futuro negli Usa

Da Padova al Missouri, passando per l’Arkansas e sognando un futuro negli Stati Uniti anche adesso che l’esperienza da studente-atleta è giunta al termine, nonostante una pandemia che sta provando a metterci lo zampino per scombinare i piani. Luca Crivellari, classe ’96 con un curriculum da difensore nei campionati di Promozione e Prima Categoria venete, ha da poco concluso la sua avventura calcistica e accademica negli Usa, cominciata nel 2018 con la borsa di studio ottenuta grazie a YesWeCollege. Il padovano è volato a William Woods University, dove ha conseguito la laurea in comunicazione vivendo al tempo stesso due stagioni da colonna difensiva degli Owls, la formazione dell’ateneo del Missouri che partecipa al campionato Naia. Sedici presenze il primo anno, coinciso col miglior risultato nella storia dell’università, cinque in meno in una seconda stagione condizionata da un infortunio ma nella quale Crivellari si è preso un ruolo da leader, indossando spesso e volentieri la fascia da capitano. Adesso Luca vive e lavora in Arkansas, dove ha trovato una sistemazione in attesa di capire quali potranno essere i risvolti futuri, condizionati anche dalle tempistiche sanitarie legate al coronavirus. Al telefono, però, “Crive” è sereno e determinato, e ci ha raccontato la sua storia e le sue prospettive negli States.

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Ciao Luca! Intanto dicci come stai vivendo questi giorni complicati: com’è la situazione negli Usa?
Diciamo che qua in Arkansas la vita scorre relativamente serena, visto che viviamo in un contesto completamente diverso da quello di una grande città come New York. Nello Stato ci sono poco più di mille casi e i decessi sono stati pochissimi, anche se dicono che il picco dovrebbe arrivare verso fine mese per poi cominciare a vedere un calo dei contagi. Bar, ristoranti e altri luoghi di aggregazione sono chiusi, ma in generale la vita scorre abbastanza serenamente, quasi come se nulla fosse successo”.

Da dove nasce l’idea di spostarti proprio in Arkansas, una volta conseguita la laurea lo scorso dicembre?
Ero già stato a Bentonville, la città dove vivo in questo momento, per giocare in estate nell’Ozark F.C., la squadra locale che partecipa al campionato di NPSL. Vivo in famiglia, a casa del presidente della squadra che si è offerto di ospitarmi appena ho trovato uno sbocco lavorativo in Walmart, la più grande catena di distribuzione al mondo che proprio qua ha la sua sede e che controlla tutta la filiera produttiva nella regione”.

Di cosa ti occupi in questa tua prima esperienza lavorativa negli States?
Diciamo che la mia è stata una scelta dettata dagli eventi. Una volta laureato ho attivato l’anno di visto lavorativo riservato agli studenti internazionali ed ero stato contattato dalla Octagon, una società che organizza eventi sportivi professionistici e che proprio qua in Arkansas gestisce ogni anno l’organizzazione di un torneo di golf femminile. Purtroppo l’esplosione della pandemia ha messo tutto in stand-by, e visto il gran numero di assunzioni nel settore della distribuzione ho deciso di candidarmi per lavorare in uno dei supermercati di una multinazionale del calibro di Walmart. Mi occupo un po’ di tutto quanto ruota attorno alla vita dello store, e ho fatto questa scelta per mettere il piede in un grande gruppo e provare a entrare un domani negli uffici della compagnia. Nel frattempo, alleno anche una squadra di bambini, lo Sporting Arkansas, ma ovviamente anche l’attività di base è stata congelata a causa dell’emergenza sanitaria”.

Il coronavirus ti ha tolto anche la possibilità di giocare nuovamente con la NPSL.
Col presidente dell’Ozark F.C., che come ho detto mi ospita nella sua famiglia, parliamo ogni giorno della situazione e dei possibili scenari per il campionato. I dirigenti restano fiduciosi, si è pensato di posticipare la stagione in autunno ma sarà complicato vista la sovrapposizione con il campionato collegiale, che renderà impossibile reclutare giocatori dalle università. Per quanto mi riguarda, essendo costantemente informato anche sugli sviluppi della situazione in Italia, non credo proprio che si potrà ripartire: forse lo faranno i professionisti, ma le serie minori e l’attività di base credo debbano essere rinviate a data da destinarsi”.

Riavvolgiamo un attimo il nastro e torniamo alla tua carriera accademica: come hai vissuto il tuo anno e mezzo a William Woods?
Ho iniziato a studiare comunicazione in Italia, a Padova, e mentre stavo cominciando a scrivere la tesi ho ricevuto l’offerta della borsa di studio dagli Usa, dove mi sono laureato lo scorso dicembre Devo dire che l’impatto è stato un po’ traumatico: dopo aver vissuto tre anni di approccio universitario in Italia sono praticamente tornato alla vita del liceo, perché il sistema statunitense ricorda molto quello delle nostre scuole superiori, con classi ristrette e compiti da fare praticamente ogni giorno. Una volta abituato al nuovo metodo, però, mi sono trovato benissimo. I professori e lo staff accademico sono di una disponibilità incredibile, e ti aiutano davvero in tutto: dall’accompagnarti a fare la spesa se non hai la macchina al supporto nello studio. L’approccio è molto più pratico, anche perché avendo classi con numeri più contenuti c’è la possibilità di avere strumenti per ciascuno degli studenti, che così possono imparare direttamente a lezione quelle skills che, in Italia, richiederebbero applicazione a casa e nel tempo libero”.

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Adesso quindi stai vivendo il tuo primo anno lavorativo, pur se condizionato dalla pandemia. Quali progetti e aspirazioni hai per il futuro?
Il mio anno di visto durerà fino al gennaio 2021, quindi il mio proposito è quello di mettermi in gioco per meritarmi in qualche modo la possibilità di rimanere negli Stati Uniti. La procedura però è complicata, perché bisogna essere non solo bravi ma anche fortunati: ogni anno vengono concessi 85.000 visti di questo tipo a fronte di quasi 400.000 richieste, quindi la prima scrematura viene fatta a sorteggio e, se si ha la fortuna di essere pescati, tu e la tua azienda dovete poi dimostrare che meriti la concessione del visto per le tue particolari qualifiche o abilità”.

Hai già pensato a un “piano B” in caso di mancato rinnovo del visto?
Sto valutando anche la possibilità di fare un master, perché esistono possibilità interessanti a livello di grad school. Molti atenei offrono posizioni lavorative all’interno dell’università agli studenti che desiderano iscriversi ai loro corsi. In questo modo riuscirei a non pagare la retta, di fatto lavorando per la scuola in cambio dell’iscrizione al master. Mi sto informando con vari college pubblici molto più grandi rispetto a William Woods, che era un ateneo privato davvero molto piccolo. Vengo da Padova, non una metropoli, ma la realtà del Missouri mi è sembrata ben più ridotta rispetto a quella in cui sono cresciuto. Per questo vorrei mettermi alla prova in contesti più grandi, per vivere un altro tipo di esperienza anche a livello universitario”.

A livello calcistico, cosa puoi dirci delle tue due stagioni con gli Owls?
Il primo anno è stato davvero molto buono, storico per il nostro ateneo: siamo arrivati alla ventesima posizione nel ranking nazionale, un traguardo mai raggiunto da William Woods. Ho giocato sedici partite con un buon rendimento, ed è stata senza dubbio una ottima annata. Il 2019, invece, si è rivelato un po’ sfortunato: sono stato frenato da uno stiramento e ho giocato in condizioni precarie tutto l’anno. Anche a livello di squadra non è andata benissimo: anche l’altro capitano si è fatto male e abbiamo perso per infortunio altri due elementi importanti della squadra. Siamo arrivati ottavi in regular season e al primo turno di playoff abbiamo perso soltanto 1-0 contro Columbia, che ha vinto la conference ed è arrivata fino alla semifinale nazionale”.

Qual è il ricordo più bello che ti porti dietro dalla tua esperienza da studente-atleta?
Quello che mi è rimasto dentro sono le connessioni con persone provenienti da una parte del mondo. Amicizie vere, che un domani potrebbero trasformarsi in network lavorativi. In Europa posso dire di avere un amico in ogni paese: Spagna, Inghilterra, Olanda, Francia e Germania. Per non parlare del Sudamerica, tra Argentina, Brasile e Colombia, e ovviamente anche gli Stati Uniti. Legami che resteranno per sempre e che un domani potranno essere interessanti anche come ulteriori sbocchi lavorativi”.

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